Utilizziamo i cookie, anche di terze parti, per consentire la fruizione ottimale del sito. Proseguendo la navigazione, si accetta il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni o negare il consenso, LEGGERE QUI.
Ok
Ti trovi in: / Novità e comunicati / Comunicati stampa
condividi su:
Facebook
Google
RSS:
<< Inizio < Indietro Avanti > Fine >>
 

UN LIBRO VIVACE E COLORATO PER I 60 ANNI DELL'AZIENDA TRANVIE E AUTOFILOVIE FIORENTINE

“I sessant’anni dell’Azienda di Trasporto dell’Area Fiorentina (Ataf) vengono ricordati in un volume che aggiunge un tassello importante alla riflessione storica sui trasporti pubblici locali”. Così il professor Stefano Maggi nella sua introduzione presenta il libro che Ataf ha appena pubblicato a cura delle edizioni Nerbini. Un libro vivace grazie al nuovo colore, il malva, adottato di recente dall’azienda, pieno di foto storiche di grande fascino, ma anche di immagini elaborate al computer che mostrano la città del futuro, quella attraversata dalla tramvia, leggera e a bassissimo impatto ambientale. Un libro arricchito dalle immagini di grandi pittori che hanno dedicato quadri al trasporto pubblico, come quello in copertina di Primo Conti. E un volume di spessore, non solo per la forma ma soprattutto per i capitoli scritti da storici ed esperti di settore. Un libro, insomma, che alla fine vuole avere la pretesa, senza essere presuntuoso, di dare un’immagine del futuro di Ataf, un futuro che passa dalla comunicazione, per cambiare volto: da mastodonte municipalizzato a soggetto in grado di fornire servizi e di voler risultare pure simpatico, come ben testimoniano le collezioni di biglietti che si trovano nei capitoli finali: da quelli emessi agli inizi, geometrici e burocratici, ai nuovissimi, colorati e dalla grafica brillante.
“Il sessantesimo compleanno di Ataf ci è parsa l’occasione migliore per raccontare più di un secolo di storia cittadina – dice Claudio Nardini, responsabile delle Edizioni Nerbini - rendendola accattivante e in un certo senso moderna attraverso un volume che rappresentasse, graficamente e per impostazione, il rinnovarsi stesso dell’azienda, anche dal punto di vista dell’immagine e della comunicazione”. “Nata il 1° gennaio 1946 come azienda municipalizzata, Ataf è l’erede delle società che dal 1865 hanno gestito il trasporto pubblico a Firenze e nei suoi dintorni. Dall’originale missione di azienda comunale del trasporto pubblico, oggi Ataf si è evoluta in azienda della mobilità, comprendendo attività che vanno dallo studio per conto terzi di piani urbani del traffico allo sviluppo di sistemi complessi come i servizi a chiamata” aggiunge la presidente Elisabetta Tesi.        

LA STORIA E IL LIBRO
dall’introduzione di Stefano Maggi    

La storia del trasporto pubblico, descritta nel libro da Nicola Cefaratti, ha ben più dei 60 anni di Ataf. Ne ha 140 ed è nata nel giugno 1865 all’epoca di Firenze capitale d’Italia, con le grandi carrozze a cavalli chiamate “omnibus”, cioè mezzo “per tutti”. Con una tariffa di 10 centesimi, l’omnibus era destinato a muovere le masse all’interno di una città che stava rapidamente diventando più grande, con una rilevante crescita demografica, dovuta al trasferimento degli uffici e dei ministeri della capitale, ma anche a un primo processo di inurbamento.
Il 1° gennaio 1946 iniziò l’esercizio di Ataf (Azienda tranvie e autofilovie fiorentine), che nasceva con un nome più elaborato rispetto alle tante Atm (Aziende Trasporti Municipali) diffuse a partire dal primo Novecento dopo la legge del 1903. Si tratta di un nome che esprimeva la ricchezza dei trasporti pubblici a Firenze, composti non solo da autobus ma anche da filobus e tram. Questa diversificazione sarebbe stata però annullata negli anni seguenti dalla chiusura delle tranvie, avvenuta tra il 1950 e il 1958, e dall’eliminazione del filobus nel 1973. Da allora sono rimasti solo gli autobus a fare servizio in una città sempre più intasata di macchine, che nella provincia fiorentina salivano in 30 anni, dal 1961 al 1991, da 189.500 a 919.800.
Una modifica epocale, che andava in parallelo con un forte cambiamento della cultura del lavoro, ricostruita magistralmente nel capitolo di Francesco Magnelli e Andrea Spini, nel quale si riportano alcune interviste ai lavoratori, che esprimono un forte sentimento di identità e di attaccamento al mestiere, un sentimento quasi perduto negli ultimi anni.
Nel capitolo sui sistemi tariffari, di Daniele Bitossi, si ricorda innanzitutto la figura romantica del bigliettaio, sparita tra il 1971, quando fu sperimentata la bigliettazione con emettitrici automatiche sulla linea notturna n. 69, e il 1974 quando su tutti i bus rimase soltanto l’autista. Tre anni dopo iniziava la vendita dei titoli di viaggio presso gli esercizi commerciali esterni, soprattutto i tabaccai, e la sostituzione delle poco longeve emettitrici con le cosiddette obliteratrici, cioè “cancellatrici”, dal latino “ob” e “litera”. La macchinetta, sostituto meccanico del bigliettaio, è stata dunque a lungo una cancellatrice, ma è poi divenuta un dispositivo sempre più complesso, in grado prima di stampare l’ora di timbratura necessaria per i titoli di viaggio a tempo e poi addirittura di leggere microchip, come avviene oggi con la Carta Agile: un biglietto tra i più innovativi perché non serve inserirlo ma è sufficiente passarlo vicino alla macchinetta per annullare la corsa.
Andrea Bacci e Maurizio Talocchini ricordano nel loro capitolo i notevoli cambiamenti urbanistici che ha avuto la città da metà Ottocento ai giorni nostri. Gli autori citano i vari piani di ampliamento, arrivando al Piano strutturale 2004-2020, ma partendo dalle origini della città moderna, con il Piano Poggi, l’architetto incaricato di redigere un grandioso progetto per la capitale d’Italia, che prevedeva una crescita di circa 50.000 abitanti, con lo stravolgimento dell’assetto urbano e con la demolizione della cinta muraria, lasciando solo le antiche porte. Il piano fu attuato dal 1865 al 1869, cambiando il volto di Firenze e creando la cerchia dei viali al posto delle vecchie mura.
Il capitolo di Piero Sassoli ricostruisce il rapporto fra la rete di trasporto e la città di cui tram, filobus e autobus hanno seguito fedelmente lo sviluppo edilizio, residenziale e produttivo, assumendo una conformazione “radiocentrica” delle linee, destinate soprattutto alla mobilità dall’esterno verso i principali poli attrattori del centro storico e viceversa.
Il capitolo di Fabrizio De Prophetis si occupa del trasporto pubblico nella letteratura e nel cinema, ricordando che ogni genere letterario (narrativa, saggistica, poesia) ha avuto stretti rapporti con il tram, così come “innumerevoli sono i film italiani e stranieri che pongono il tram come quinta o come protagonista”.
Il capitolo di Maria Letizia Strocchi, corredato di immagini e antologia critica, è dedicato a indagare un argomento tanto sfuggente quanto affascinante, cioè la percezione del tram, del filobus e dell’autobus nella pittura del ’900, con un excursus a livello nazionale e internazionale su pittori e correnti pittoriche.
Chiude il testo Mirco Cantelli, che tratta del bus come mezzo di comunicazione, ricordando come fino agli anni Ottanta le aziende pubbliche di trasporto privilegiassero lo slogan “meno si parla di noi e meglio è”, e come i primi autobus con pannelli di reclame iniziassero a circolare nel 1985.

(Nella foto un momento della presentazione alla libreria Melbookstore di Firenze; da sinistra verso destra: Claudio Nardini, responsabile Edizioni Nerbini; Elisabetta Tesi, presidente Ataf; professor Stefano Maggi, curatore del volume. La foto è stata gentilmente concessa da New Press Photo ed è soggetta a copyright).

<< Inizio < Indietro Avanti > Fine >>