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Centenario della linea 1

DA 100 ANNI LA NUMERO 1

LA SUA STORIA

Il 7 aprile 1846 il signor Eduardo Franconi inoltrò alla “Presidenza del Buongoverno” (organo che all’epoca rilasciava e controllava le concessioni dei servizi cittadini) una richiesta per l’attivazione di un servizio di “omnibus a cavalli da Piazza Signoria alle Cure”. Il 23 giugno dello stesso anno la Presidenza del Buongoverno rilasciò la concessione richiesta e, si suppone, il signor Franconi iniziò l’esercizio: purtroppo, però, non ci sono arrivate altre testimonianze su questo antesignano del servizio di trasporto pubblico per il rione delle Cure. Bisogna perciò trasferirsi a Giovedì 1 giugno 1865: quel giorno la capitale del regno d’Italia, nella sua marcia d’avvicinamento a Roma, fu trasferita da Torino a Firenze.

La municipalità fiorentina si era da tempo “attrezzata” per l’evento: in particolare si stava dotando di un piano regolatore la cui attuazione, affidata all’architetto Poggi, avrebbe dissanguato le casse cittadine ma profondamente trasformato un volto nuovo alla città. Inoltre aveva potenziato e migliorato i servizi di pubblica utilità (anche in vista dell’invasione dei burocrati piemontesi) e aveva deciso si istituire un servizio di pubblico trasporto, affidato alla ditta dei fratelli bolognesi Cesare e Celestino Monari che già gestivano la linea di diligenze Pistoia-Porretta Terme. Fra le altre linee di omnibus istituite quel 1 giugno, ci fu anche quella da Piazza della Signoria a Porta San Gallo (Piazza della Libertà) che, presumibilmente nel corso del 1870, fu prolungata alla barriera delle Cure. La linea delle Cure era, come le altre, esercitata con omnibus di colore verde, a carrozzeria vetrata in inverno e aperta in estate, trainati da due cavalli apparigliati; un cartello frontale di colore rosso permetteva ai numerosi analfabeti dell’epoca di distinguere l’omnibus delle Cure da quelli per altre destinazioni che stazionavano al capolinea centrale di Piazza della Signoria e che erano diversamente colorati. Sul finire del secolo cominciò a rendersi necessario adottare vetture più capienti: le crescenti esigenze di mobilità rendevano inadeguati gli omnibus, che non potevano trasportare più di 15-18 passeggeri; il Comune di Firenze si orientò verso i tram e diverse società iniziarono ad esercitare linee tranviarie per i collegamenti extra-urbani (Fiesole, Sesto Fiorentino, Vingone, Casellina, Bagno a Ripoli etc.); fra le altre il monopolio fu ben presto ottenuto dalla “Societe Anonyme les Tramways Florentins”, emanazione della potentissima multinazionale dei trasporti.
Mercoledì 20 Febbraio 1907, furono inaugurate le prime due linee: la linea 1 per la barriera delle Cure e la linea 2 per la barriera del Ponte Rosso.”
“Société Générale Chemins de Fer Economiques”, che aveva sede a Bruxelles. I dirigenti della “Belga” (come i fiorentini, per amore di brevità, ribattezzarono immediatamente la Società, in forza della sue sede sociale) proposero al comune di Firenze di impiantare a proprie spese l’armamento tranviario in città in cambio della concessione ventennale del servizio di trasporto. Nella convenzione in tal senso siglata il 13 gennaio 1906, venivano indicate le linee da realizzare; nel primo stralcio era prevista la linea “Piazza della Signoria-Le Cure”. I lavori di trasformazione delle linee omnibus in tranviarie procedettero con grande rapidità: nel giro di un anno si poteva procedere all’attivazione del nuovo servizio e,

La linea 1
, quindi, fu la prima linea tranviaria elettrica urbana; fu anche la prima linea ad essere contraddistinta da un numero e, a tutt’oggi, una delle pochissime linee che ha mantenuto la sua numerazione originaria: non a caso, quando nel 1985 la linea 1 fu coinvolta in un processo di ristrutturazione con le linee 4 e 31-32 che inizialmente prevedeva l’assegnazione del numero “4” alla linea delle Cure, fu proprio l’allora Consiglio di Quartiere 11 a chiedere il mantenimento della numerazione primitiva, richiesta che fu accolta. Fra le linee urbane, la linea 1 riscosse subito uno straordinario successo; da una statistica del 1915 (anno in cui, il 15 febbraio, il capolinea fu spostato in Via Firenzuola), si ricava che sulla linea delle Cure venivano venduti in media, giornalmente, 9.629 biglietti, contro i 4.800-5.000 delle linee del Ponte Rosso e Porta Romana, i 3.000-3.500 della linea di Porta al Prato e i 2.700-2.800 della linea di Porta San Frediano. Il 6 marzo 1920 la linea raggiunse Via Dino Compagni e il 17 marzo 1928 fu prolungata al mulino Grifoni di Via Boccaccio, in prossimità dell’attuale capolinea, ad ulteriore testimonianza di una linea che ha radici profonde nel territorio delle Cure e nel tessuto urbano tanto da ispirare, unica fra le linee di trasporto, anche un grande pittore come Ottone Rosai.

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